La festa, la bestia e la caramella ripiena

"La festa, la bestia e la caramella ripiena": basterebbe questo suo titolo a presentarla, a riassumerne tematiche e vocazione. Niuth ha il dono raro della leggerezza e delle emozioni. Sa dire molto con poco. Il suo è un angolo che, con umiltà, si apre al mondo per poi regalarcene i riflessi, quasi coriandoli di immagini filtrate dal suo occhio attento. E' una coccinella che si muove lenta di foglia in foglia ed osserva. Vive il vento e la pioggia, si riscalda al sole e nulla le sfugge del brulichio che la circonda. Quieta, sa cogliere gli affanni del mondo ed i moti dell'anima. Con un sorriso, un po' malinconico ma pronto ad aprirsi, si guarda in uno specchio velato ed in esso vede gli uomini. Ne registra i sussulti, le speranze, le piccole gioie. Dai suoi versi traspare l'amore per la vita: non quello chiassoso, volgare, forzato di chi mostra ori per nascondere miseria, ma quello di chi sa stare ad ascoltare, di chi sa misurare i suoi passi per non disturbare. E' un amore che emerge dai particolari; lei li sa fotografare ed interpretare, dà loro il significato profondo, con dolcezza ne tira fuori le verità.
Ne deriva una poesia che si snoda nel solco della lirica e dei sentimenti, colti con l'affetto di un cronista minuzioso. Niuth raccoglie i frammenti che la vita - la sua e la nostra - lascia in terra e li ricompone come si fa con vecchie foto di momenti migliori, strappate da chi è troppo distratto. Le sue storie sono le nostre storie di tutti i giorni ed è per questo che i suoi "appunti" acquistano il valore di temi universali.
Il timbro della sua voce è limpido e schietto, modulato da un talento genuino e fresco, privo di malizia ed artifizi. Non bara, non le serve. A lei basta il micro-cosmo della sua esistenza, perché in esso ritrova il tutto. Anche questa sua compiutezza interiore, i suoi sogni inappagati, l'accettazione serena della delusione e perfino dell'oltraggio, la avvicinano al lettore e la fanno percepire quale presenza familiare.
Sul piano stilistico, emerge lo stesso spirito cristallino e privo di paure, vigile anche se accondiscendente verso l'elegia. Il linguaggio è semplice, sebbene al momento giusto ella sappia rinvigorire i versi con la parola preziosa e puntuale. Il periodare è piano, come se volesse prendere per mano l'ascoltatore e raccontargli una favola. Ma il fraseggio fluido non deve indurre nell'errore di ritenerlo di superficie. A successive letture, le poesie si disvelano e, poco per volta, trasmettono il loro contenuto di emozioni e riflessioni. Senza mai stancare. Niuth non fa ricorso a strumenti retorici per rafforzare ed amplificare il messaggio. L'uso parsimonioso della punteggiatura, a volte apparentemente noncurante, riprende modi e tempi del parlare comune. Se fosse una scrittrice anziana ed affermata, si potrebbe concludere che la sua ricerca poetica ha saputo portarla verso l'essenza. Ma lei non è tale e l'unica spiegazione possibile è che sia dotata di un talento innato e deciso.
Forse è superfluo sottolinearne le risoluzioni e le immagini originali che pescano con freschezza nel vissuto quotidiano, gli accostamenti paradossali eppure persuasivi, le metafore improbabili che hanno il sapore delle fiabe ma sanno convincere. Lei ha il suo stile, forse inconsapevolmente. Si nota fin dalle prime battute. La sua costante è una sorta di mosaico in versi che diventa organico - e stilisticamente pregevole - quando ci si accosta al corpus della sua produzione. Riesce difficile, pur muniti di malizia letteraria, individuare echi di autori altri e famosi. Fa pensare a Sandro Penna o a Silvia Plath, alla ricchezza di Emily Dickinson o ai toni accesi di Attila Jozef. Ma risulterebbe - a mio avviso - un mero esercizio stilistico, una indagine puramente accademica, quasi sofistica. Fra tanti scrittori da settimana enigmistica, fra ragli di chi scrive al di sopra delle proprie possibilità e belati di chi si intruppa per ingraziarsi il potentato e starne al passo, Niuth si smarca con modestia e diventa - forse suo malgrado - una voce fuori dal coro: la sua sensibilità di poetessa, seppure pudica e nascosta, è troppo vigorosa e trasparente per lasciarsi influenzare (o contaminare) da stilemi non suoi. Lieve come un tocco di bimba.
Credo sia questa la vera poesia.

Giuseppe Carapucci










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